mercoledì 11 aprile 2012

quell'inverno senza fine

Inverno Lento

Leggermente accarezzo la mia tristezza:
è un cuscino morbido come un bacio
tanto che dimentico ogni carezza
e disegno sui muri i sogni dimenticati

salgo e scendo sul mio cuore stanco
attorno ho visi dolci e pallidi
m’aspetto un non so che alla porta
non mi rimane che appoggiare il capo

le mani finalmente non soffrono l’inverno
la veste dorme sulla mia pelle
gli oggetti sono distinti lontani inanimati
sole due parole d’affetto riesco a dire

giro lento nel corridoio del mondo
cerco nel passato qualcosa che fiorisca
guardo i volti simili al mio canto – chiudo gli occhi
la luce è fissa senza sfumature, mi assonna

gioco coi petali invisibili posti in alto
tra le copertine del libro profumato tra i cartoni
una riga lascia il tempo ad una parola ingolfata
oramai dormire è come vivere

chiamo alla mente altri corpi fuggiti da me
non so più che farmene –eppure bruciavo
ora mi basta una mano debole
memore d’antiche battaglie d’amore

non resta che la gratitudine,
nessuno me la toglie: qui so chi m’ama
sento placida la bellezza che non inganna
al punto che un uomo , chissà … verrà

fidarmi di parole dette tra due secoli
sembra un gioco – e non ho forze
i sapori sono tutt’uguali
solo i colori rimangon veri

vorrei tanto correre dietro la corda
prendere la palla – saltare in braccio
ridente al mio papà – lontano
m’insegna l’attesa, il peso, la fatica

gli occhi pesano sul pensiero grigio
qualche leggero spiraglio di primavera
mi tocca limpido fino al fondo fresco del corpo
non è che un momento, pungente, di vita.

Questo posso: lasciarmi andare alla marea
cullarmi fiducioso osservarmi lentamente
dirmi che la musica s’inframmezza di silenzio,
credere che qualcuno mi stia veramente vicino
seppure non so contare altrimenti i veri amici.

RDV 22/1/2011

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