Tango della Gelosia
Ti devo bisbigliare la lama sottilissima del mio segreto
vorrei ascoltassi - puntata sul mio ventre come su un palcoscenico
il mio canto alto su ogni vetta luminosa nelle grotte solitarie
là mi lamento d’un grido indomabile tra draghi di zucchero.
Paglia e petali di dolore innaffiano l’arsura della bocca mia
libri e pergamene bruciano la biblioteca delle mie ossessioni,
passo lento - invidioso geloso - nelle fiamme del cerchio di cristallo
raccolgo mendicante ogni tuo gioco buttato.
Ramengo per strade aurorate cammino infreddolito
chiedo a spazzini speciali dov’è il Castello di Biancaneve
e riposo su roghi di poesie assassine
finché non incontro il mio sosia trapassato dai tuoi baci.
Muori con me fratello piuttosto ch’esser me specchiato!
Ecco: finiti nel sogno finito con l’ultimo bacio di Capodanno.
Tanghi e corse e balzi impazziti d’abbracci impossibili
come potrei non morire nel fuoco c’acceso m’hai
e che carni altrui godono compiacenti del mio abisso?
Ridono e stridono i benpensanti: questo non è politicamente corretto!
Eh si! Dolci fanciulli: che ne sapete dei secoli e dei suoi quarti di luna!
Che capite se non vedete le cicatrici dei vostri untuosi guanti
scarnare le mie membra arrostite nella mente di Venere?
Brucio vivente e vedente la vita che sfugge alla mia presa
come potrei non chiamarla Regina che mi tagli e m’anneghi
nei sogni altrui, nella morte mia, nella lontananza tua.
Stringimi al nudo palo della tortura, piuttosto che farmi zitto:
urlo il vero sangue del tempo immobile: sii felice spada che m’uccide!
Rdv 30/12/2010
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