venerdì 29 giugno 2012

sigillo

Sigillo

Scottami come un iceberg  blu
Fai della mia pelle un olocausto
Al desiderio aperto all’azzurro
Non chiuderlo avvizzito nella tua mente
Segnami implacabile sotto di te
Fa della tua mano un velo di pietà
Riprendimi in vita col tuo alito
Spezza pure il mio ventre cercando fiori
Mai dimenticherai il pugno d’amore
Ch’hai seppellito dietro la tenda rossa
Del tuo occhio in fiamme di pace
Liberami dal peso dell’acqua che mi neghi
Assassinami sui denti con urla d’angeli
Di commozione e d’ubriachezza fatti più qui
Imprimiti come morso su un corpo bianco
Sii orma di affetti antichi
Sii segno d’amicizie ignorate
Vendica  un vecchio amante dimenticato
Rimane cera liquida su parole pietrose
Come i piedi che corri candidi su me
Non lasciarmi perdere tra scogli
Non consentire alla piovra vuota di zittirmi
Non osservarmi nella discesa del mare
Bacia la mano che bacio sulla spiaggia
Sabbia rossa tra l’oriente e il riposo di me
Sulla tua fronte di bimba così inconsapevole …

Rdv 3 maggio 2012

giovedì 28 giugno 2012

attorno

DANZAMI

Danza tra nuvole - orfanella
Sfoglia il mio sogno
Sgranella lenta
L’anima inchiodata
Girami lungo le spalle
Fiamma alta all’orizzonte
Frantumami i pensieri allineati
Giocami attorno gl’ occhi
E bagna sopita
Le mie piane mani
Rigate dai tuoi passi,
leggeri , fecondi a festa
finalmente sbocciati
nella stretta carne
ecco, mia veste fragrante sul cuore
fuggiamo in selva, tiepida.

Rdv  11 gennaio 2012

mendicando

Contento di mendicare.

Spazi di luce lilla
Respiro libero
Di mendicare
La riga del tuo palmo
Lunga e calda cala
Il fiume del tuo tempo
Sorseggio futuro
Dormo infinità
Ramengo tratteggio
Canti di trallallero
Girotondi in piazze ricche
Nessuno s’accorge il buio
Circondo le braccia
All’occhio tuo
Luce  cade nel tintinnio
Contro fertile sogno
Nulla raggiungo vicino
Solo ballami accanto
Piano, sulla strada
Grigia del tempo sciupato
Nella fede della terra
Implorando visi nel cielo
Non rimane che un gesto
T’accolgo dolce nel morire.

Rdv 6 gennaio 2012

mercoledì 27 giugno 2012

invero lento

Inverno e Estate

Leggermente accarezzo la mia tristezza:
è un cuscino morbido come un bacio
tanto che dimentico ogni carezza
e disegno sui muri i sogni dimenticati

salgo e scendo sul mio cuore stanco
attorno ho visi dolci e pallidi
m’aspetto un non so che alla porta
non mi rimane che appoggiare il capo

le mani finalmente non soffrono l’inverno
la veste dorme sulla mia pelle
gli oggetti sono distinti lontani inanimati
sole due parole d’affetto riesco a dire

giro lento nel corridoio del mondo
cerco nel passato qualcosa che fiorisca
guardo i volti simili al mio canto – chiudo gli occhi
la luce è fissa senza sfumature, mi assonna

gioco coi petali invisibili posti in alto
tra le copertine del libro profumato tra i cartoni
una riga lascia il tempo ad una parola ingolfata
oramai dormire è come vivere

chiamo alla mente altri corpi fuggiti da me
non so più che farmene –eppure bruciavo
ora mi basta una mano debole
memore d’antiche battaglie d’amore

non resta che la gratitudine,
nessuno me la toglie: qui so chi m’ama
sento placida la bellezza che non inganna
al punto che un uomo , chissà … verrà

fidarmi di parole dette tra due secoli
sembra un gioco – e non ho forze
i sapori sono tutt’uguali
solo i colori rimangon veri

vorrei tanto correre dietro la corda
prendere la palla – saltare in braccio
ridente al mio papà – lontano
m’insegna l’attesa, il peso, la fatica

gli occhi pesano sul pensiero grigio
qualche leggero spiraglio di primavera
mi tocca limpido fino al fondo fresco del corpo
non è che un momento, pungente, di vita.

Questo posso: lasciarmi andare alla marea
cullarmi fiducioso osservarmi lentamente
dirmi che la musica s’inframmezza di silenzio,
credere che qualcuno mi stia veramente vicino
seppure non so contare altrimenti i veri amici.
RDV 22/1/2011

martedì 26 giugno 2012

un gioco

Un gioco

Afferro l’orizzonte come fosse un fuscello
inviperito dalla pieghevole presa del tempo,
giro attorno a me stesso preso da giostre
gestite da attori impazziti.
Picchio sulla nuda terra ferita dal nulla
reclamo pane cotto in forni d’amore,
vendo a mercati di nuvole piatti rotti
e ricavo baci avvelenati da sorelle dimenticate.
Vorrei supplire al mio tormento
con carezze limpide di mari tranquilli,
non faccio che ritornare su tracce scavate
tra carni aperte alla pietà d’estranei.
Fisso imperterrito specchi di sabbia
trattengo il vento delle mie arsure,
strappato sono alla terra baciata dagli occhi
secchi di limiti e catene volute.
Prigioniero di bene, vittima assoluta
ombra in piazza segreta di gente, accalcata a sparire,
tra candide offerte mai più ricomposte,
legato io sono tra vostri serpenti
e  affuoco  vorrei coprire il pianeta
disegno a singhiozzo di sdrida incompiute.
Levatevi   o’ madri dai vostri profumi
correte alla resa degl’ eterni doni -
perfette accogliete labbra morenti
cascate di vita gettate gementi.

Rdv 20/12/2010

domenica 24 giugno 2012

immobile

Immobile

Vivo una vita immobile
l’accosto dal centro del mio desiderio
qualsiasi cosa è ferma: definita in sé
il circolo dello sguardo non riesce a muovere
il mondo, neanche i sogni vanno verso il destino
pago dazio e fino all’ultima goccia mi spengo.
Molti la chiamano speranza, altri follia,
io giro e canto addosso al mio silenzio
quelli che sentono voltano la testa
i vecchi amici sanno già come andrà
i nemici spingono il tempo verso il compimento
i libri sono muti, l’aria è senza profumi
le lacrime dei cani non consolano il cuore
le risate dei gaudenti coprono le ferite vive.
M’aggiro pazzo di vuoti, ubriaco d’abbandoni
sono sobrio quando lo sguardo dei miei piccoli… gioioso
brulica d’amanti e di baci dimenticati.
Stringo il ferro della mia prigionia
mangio pane secco bagnato nel vino spremuto – rosso
come le tue labbra feconde di vita che non riesco a vedere.
L’intelligenza si piega alla durezza dei pensieri
le cose mi tirano, mi pesano, m’allontanano, mi deludono
le parole pulite e solari stanno invece inchiodate al cielo.
Se non posso far camminare il mio cuore verso luce
che i miei occhi salgano all’ululo del dolore – aperti
all’esistenza vera che oltre il naufragio
m’abbraccia nel fondo del mare – gravida di un …tu sei qui.   

  Rdv 18 febbraio 2011

mercoledì 20 giugno 2012

metodo semplice

METODO SEMPLICE per sapere se amiamo chi non ci ama.
Ecco: c'è un modo semplicissimo, fresco, quasi infallibile, e paradossale, e dolcissimo, per sapere se amiamo veramente quella persona che ci fa soffrire irresistibilmente della malattia dell'amore.
Questo modo si sviluppa in una sola mossa, che tutto capovolge e chiarifica.
 Andare via.
 Partire liberi verso la vita e amare la vita anche se l'amore e la felicità non possiamo più averli.
 Ebbene, chi parte ... ama veramente. Ma perde tutto ! Così l'amore vince:
anche se tu PERDI.

martedì 19 giugno 2012

fuoco tra i ghiacci

Tenebre di luce

Sussurra  l’onda
Senza sosta
Al cuore stanco
La luce azzurra
Non so più dire si
Non so più dire no
Tenebra stringe l’io
Luce stringe il buio
Tremori di passato
Timori di futuro
Lotto il tuo amore
Neppure lo chiamo
Tu sei mare fermo
Tu sei vento calmo
Sei già sotto all’anima
Sei il sole nascosto
Morte, lasciami solo dormire
Slegami fratello
Ulisse le orecchie oppose
Stai zitto volto umiliato
Consentimi il nulla
Non riscaldarmi di baci
Fammi poggiare sul vuoto
Non muovere la coltre d’illusioni
Smettila d’essere luce di bene
Non tormentare un vecchio cadente
Avvolgi, ti prego, il mio occhio in culla.    

  Rdv 27 dicembre 2011

lunedì 18 giugno 2012

mare

Mare

Ho navigato sotto le onde della tristezza
ho respirato a polmoni pieni
ho visto ogni pesce luccicante di promessa
torno a mani vuote
eppure l’infinita bassezza dell’anima
non mi fa più paura
le mie mani sfiorano la dolce morte
con l’entusiasmo del primo bacio.
Posso allontanarmi nel silenzio delle spie
posso finalmente addormentarmi nella desolazione
vorrei così spegnermi – contro ragione amo vivere
camminare semplice nel vento della solitudine
con una lampada d’artigiano lavoro i cuori
ne trovo di turgidi, di splendenti, di teneri
addirittura qualcuno si proclama innamorato
desidero un cuore forse rompighiaccio ma grande.
Il paese è silente, mi sommerge d’ipocrisia
nessun ricordo regge il confronto
il mare è immenso come il cuore nascosto
mi tuffo rischiando la vita per raggiungerlo
mi abbraccia una indomabile sete di acqua pura
l’orlo del mio destino brucia l’incenso del dubbio
sono tutti malati d’incertezza e ricchezza
io nuoto nella povera insenatura dei tuoi occhi.

Rdv 4 febbaraio 2011

spina di luce

Spina di luce 

Eri come uno specchio
incastonato nel buio della notte
ricordo la forza di quel volto
faceva mondo a sé – un’isola
si: una dolce e tagliente solitudine
unita a tanti fiori e a mille complimenti
tondo quel viso il cielo avvolgeva
ogni rilievo era vivo disegnato distinto autosufficiente
si poteva solo toccarlo d’insieme
gli occhi le palpebre le labbra
ogni sogno era al suo posto: perfetto
la fronte ferma da bimba, le mani implacabili
lo sguardo di ferro così femmineo da cerbiatto,
quella luna si specchiava ferendo il cuore
la luce dei baci attraversava ogni difesa
era impossibile vincere e dominare
rimaneva solo fuggire lontano, perdersi nell’oblio,
stupido, ingenuo, allocco, che femmina testarda …
Oramai la nebbia ha separato i mondi
tuttavia lo splendore dei sensi s’è trasfigurato
amaro, amarissimo nella bocca infuocata
correvamo per quei colli francesi, nei treni, nei cortili milanesi,
le scarpe, le vesti ricamate, una classe sconosciuta,
oh com’era vulnerabile quella giovane crema francese
la vedo ancora intatta come allora – ancora più vulnerabile.
Mai lava fu più libera di sciogliere ogni ghiaccio,
interi eserciti poterono soccombere
poveri soldatini provinciali, il mistero vi sfugge,
l’assenza, l’impresenza fisica, il silenzio,
chiodi appuntiti e dritti nella mente, caverne nel cuore,
anche gli orecchi i polpastrelli le spade dialettiche,
non posso non tenere tutto qui dentro le viscere
sinolo di madre gravida e padre paziente,
come dimenticare quel volto di margherita bianca,
quel lago di fuoco stellare, quegl’artigli invincibili,
ho un angelo graziaddio che mi protegge da riverberi
di sole e da passione mortale, e mi vela l’abisso del mare,
come un piccolo cavaliere medievale t’ossequio regina,
vivo d’altre galassie, ti mando effluvi di vita,
invoco le cime e gli oceani del cielo su quel volto,
impresso come candida stigmate sulle membra ventenni,
scrivo di getto un sussurro di gratitudine,
mi nascondo al tempo e turlupino lo spazio,
giro attorno ai tuoi giochi, al tondo viso di luna,
ecco: “un tondo lago in cui la luna si distende”,
questo t’auguro mistero di donna,
sappi d’allora una figlia nerostellata ti schermò,
e tu dono di Maria m’eri veramente un Astro sull’azzurro di Francia,
non temere più, i valori hai segnato d’incanto,
nulla è perduto, a ognuno il suo dono di croce,
che l’Altissimo sommerga il tuo cuore.

rosario del vecchio 24 febbraio 2011

terre

Terra bagnata

T’ho cercata come si cerca la propria ombra
sempre di spalle, e anche ora che ti lambisco
di trequarti – ti perdo in continuazione
schiavo di riflessi fatui e molli d’un vecchio disco.
L’Eterno femminino acclamano i maestri impazziti
scivolano tra carrozze e cavalli parlanti, poveri germanici
non s’avvedono della secchissima sterilità
delle muse ancestrali esperte in panegirici.
Duello mortale tra fioretto e spada:
le donne aguzze e abissali che nessun tiene a bada
e le donne tonde e profonde che tutt’accolgono,
rotolano sul tappeto del tempo tra miagolii e vita.
L’origine abbraccia libera e visibile l’affondo
cresce delineata  e luminosa a tuttotondo,
l’anfratto al contrario t’inciampa il piede insicuro
sasso frapposto fino ad avvinghiarti di mille colpi e morti.
Volti di esseri simili dà i suoi frutti  il suo ventre
sfumate figure incorporee avanzan nella casa vuota le altre.
Il tuo mistero è solo la tua semplice semplicità femminea,
la tua notte è quel dormiveglia nervoso e piovoso
che né promette né mantiene che dolci imitazioni di sagome informi.
Tu chiami accogli delinei affondi tieni – mediti e fiorisci
nominabile e silenziosa forza e vittoria femminile,
dominatrice d’antichi Cesari su basse colline turgide e pruriginose.
Passi assolata di pioggia calda sul mio corpo desertico e assetato
che solo un dono e un rischio rende giardino e frutteto:
questo è dall’inizio donna e compagna, terra fertile e doccia di petali.   

 Rdv 6/1/2011

martedì 5 giugno 2012

parole d'amore

l'amore ha bisogno di tanti fatti e non di tante parole ?
credo che nessuno creda veramente in tali dichiarazioni! l'esperienza ci dice invece: l'amore ha bisogno di tanti .. fatti e tante parole, di tanti sguardi e tanti pensieri e ... soprattutto di un reale Desiderio bruciante ... che è quello che cambia tutto e fa innamorare veramente !

sulla passione d'amore


gentile amica,
le cose che ho imparato sull'argomento le ho apprese 35 anni fa a Roma in viale dei Quattro Venti tra il Liceo Manara e Villa Pamphil, con una ragazza che portava un nome particolare che un giorno ti dirò.  
La cosa è semplice. Da un lato tutta la Letteratura amorosa mondiale parla della stessa cosa. D'altro canto Dio stesso - l'unico vero Dio -  ha voluto dare all'umanità il vertice della sapienza amorosa.
Mettiamola inizialmente così ... per non approfondire troppo in un'unica volta: in questo mondo esiste un Vertice, un Centro, un Fondamento, di cosa è amore, e questo è il rapporto coniugale completo, naturale, terreno, a tutti gli effetti. Cristo non aggiunge nulla. Il problema è che tutta la Creazione è segnata dal peccato e che tutta la Creazione geme nelle doglie del parto per entrare in un mondo nuovo, quindi anche l'amore tra uomo e donna.
Tuttavia Dio non cambia di una sola virgola quello che già esiste in natura. Solo chi segue l'Ordine della Natura capisce l'ordine della Grazia. Quindi: chi vive il vero amore erotico-passionale tra uomo e donna può capire il Sacramento del Matrimonio. Prima e innanzitutto "la Natura" e dopo e  "in aggiunta" la vita di "Grazia". Ovviamente questo secondo l'ordine naturale e non secondo l'ordine ontologico.
Ora, mi pare che spesso, il limite dei discorsi religiosi sul Matrimonio consistano proprio nel forzare retoricamente gli aspetti religiosi come se questa fosse la  Volontà del Creatore. Gesù dice chiaramente: maschio e femmina li creò ! Cioè: esiste un Ordine Naturale a cui nulla va aggiunto. Ma certamente ogni essere umano ha bisogno della Grazia per salvarsi.
Diciamo ancora: solo chi vive una vera passione d'amore comincia a capire il Vangelo del Matrimonio, mentre chi parte da discorsi religiosi rischia di rimanere sul livello moralistico o volontaristico, e quindi  perde proprio quello che Dio vuole.
Oppure: Gesù trasforma l'acqua in vino quando il vino è finito. Si guarda bene dal sottrarre il primo vino per metterci il secondo vino. Il  secondo vino è una cosa "in più"... Partire, come spesso fanno i nostri Predicatori, dalla  "cosa in più", nasconde la cosa primaria: il primo vino dato dai due innamorati e che Gesù e tutti gli altri hanno bevuto ! Solo quando il vino finisce interviene Dio. Come a dire: prima date tutto nell'innamoramento e "dopo" sarò io a dare qualcosa in più...

TRADIMENTI

  ... diciamo che non tutti quelli che hai amato ti hanno tradito ma che tutti quelli che ti hanno tradito li hai amati...