Ossigeno azzurro
Non posso vivere buttato
lontano dall’aria alta riscaldata dal sole
con l’anima ricoperta dal contatto
del passo di danza al braccio che duole,
respiro fino al fondo della tua gola
l’ossigeno profumato del domani
figlio della tua cura amorosa e triste.
Corro veloce alla presa della tua mano
destino duro e implacabile – dove andrò
se aria e acqua dei tuoi capelli
sono oltre l’incanto del mio oblio?
Rimemoro i mille sospiri del canto antico
nascosto in una grotta calda di solitudine
e i fiori nati lì per caso, vicino alle tue scarpe,
a mo’ di coperta fragrante increspata di bianco
sussurro al vento passante senza nome
di portare lungo i sentieri amicali protezione
senza sicurezza – per sedermi zitto al tuo freddo.
Quanto è bello l’ordine perduto
un gioco sciolto nella sofferenza unica, eppure
sconosciuta a noi: supponenti piatti portaborse
ingenui speculatori del tuoi passi – leggeri ma intriganti - piantati sul mio viso.
M’aggiro affamato sulla pianticella della vita - Lì, m’addormento.
Lieve s’adagia l’anima nel movimento materiale e vitale
vedo sul tetto del mondo l’orlo del cielo – illuminato da tutte le galassie,
finalmente posso perdermi respirando il tuo azzurro.
Rdv 11/1/11
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