giovedì 22 marzo 2012

foglie

“foglie di primavera…”
LE RISPOSTE SONO CELATE AI VIVENTI ?

L'anima mia è assetata di quelle risposte, non so se arriverò ad ascoltarle prima che il mio cuore si sbricioli nella tristezza...


vita serena...?

si : la serenità del cacciatore prima di scoccare la freccia mortale contro l'orso, si: la fiducia del passero che spicca il primo volo per seguire la madre, si: vivere bene come si vive bene scalando le montagne alte come il mare, si: una serenità impastata di sete e fame e fuoco... e un pizzico di miele...

22 marzo 2012


lunedì 19 marzo 2012

maree

maree

sento il mare
del tempo graffiare,
sussurrare dei padri la voce,
ferma alla vita che cresce
non fuggo più nei sogni svaniti
coltivo altipiani di pani robusti
conosco soltanto dolci confini
redini altere di aperti destini
sto calmo al tuo sguardo natio:
sensuali chimere guarito sollevo
affosso l'aratro nel ricco terreno
promessa di forza mai verrà meno
cammino leggero segnato alla meta
grato ti sono mia stella cometa.


rdv 19 marzo 2012, ai nostri padri

giovedì 8 marzo 2012

amiche

8 marzo, alle nostre Amiche...

Femminilità fraterna

Sembra un gioco di scambi paradossali
Dire sorella e dire donna
quando la realtà stessa è già duplice: fratello e sorella
femmina e maschio – cos’è fraterna femminilità?
L’uno – ma non dico quale – è forza posta nel profondo
dell’oceano, fondamento su cui è posta la terra,
l’altro – l’uno forse rimanda al proprio gemello – è se stessi
raccolti nella cura della battaglia, scudo al mio arco
spada a due tagli, freccia che ci uccide insieme - sulla soglia della patria.
Eppure questo è vivere veramente, spazzando
come neve al sole le nuvole dolci del tramonto onirico.
Vivere nascere combattere danzare morire amare
in un limite in cui tu non sei me e viceversa
e in questo guardarsi innominabile cominciare a conoscere te e me
È la femminilità nascosta – è questo camminare
allo stesso passo per vie parallele - è la tua fratellanza uomo.
Sorella, quindi donna: è oltre che bellezza – allo stesso è per “io sono”.
Vera bellezza fisica carnale e tuttavia oltre e ancor più.
Cosa è più grande: vittorioso solitario - come statua d’amore
di questa fraternità femminea, scultorea, terrificante
umile semplice nel suo fascino invincibile e naturale. C’è altra bellezza?
Donna: colei che coglie la virile forma della comprensione tutta.
Sorella: colei che vede la cima lontana con lo stesso – diverso - occhio,
se accosti vedrai il potere inavvicinabile della luce reale
nascere e librarsi illimitatamente amabile nel suono accomunante,
sguardo di un cerbiatto che è quel cervo che tanto ti strappò l’anima da sempre.
Rdv

i colori ... sono le forbici sul foglio vivo della bellezza...

 i colori ... sono le forbici sul foglio vivo della bellezza...

martedì 6 marzo 2012

già stato

Sono passato di qui

Si amici io sono già passato e vissuto
dietro muri di sangue e sotto miserie devote.
Non ho illusioni di luoghi e di tempi, non scudi amorosi
dico, dico la mano che m’apre sentieri di forza
non voglio ragioni, mi basta sapere che sei tu qui. Vivo.
Che tagli rappresi su carni aperte ho nell’occhio vicino
Che mai potrei barare la vita, che mai vorrei velare il tuo cuore.
Viaggi  odissei vagato e portato, orami di tempo
ho il petto riempito. E gocce e onde, che manca al naufragio?
Questo ti narro dolcissimo amico, che tutto è già qui
dal passo sicuro,  e quindi riprendi deciso il tuo giro.
Io schiero il mio braccio davanti al tuo labbro
e ascolto il tuo canto di triste nottata. Piangi. Vedi,
e combatti anima amica. Abbiamo ora il tempo riaperto.

Rdv  16/12/2010

il palmo

Il palmo e l’unghia


Accarezzo i fiori di città
amo le strade grigie piene di fanghiglia
le vetrine illuminate sono fredde
quanti volti guardo e godo.

Sembra tutto strano – contemplare
i passanti pensierosi, accigliati, tristi
sento da fuori entrare nella pelle
le vostre unghie ben tornite e affilate

le mie mani cadono sul cuore fermo
non vedo un giusto per la piazza
cerco un uomo vero lungo il cammino
alzo le mani al mondo, il cielo sta zitto

occhi opachi e acquosi stampate in fronte
non v’accorgete dei bimbi in cortile, solo gli urletti lamentate,
soppesate lenti il vortice dei guanti e delle manopole
scivolate dietro stanze deserte di vita: credete di controllare!

Volete  premere contro i musi i dorsi aggrinzati
invece i miei palmi sfiorano le vostre gote
e si fermano forti - bianche lisce coi palmi parlanti -
ma nessuno raccoglie luce e amore di carne

sapete spezzare la schiena a chi va verso il sole
vi dimenticherò per portarvi schiavi nel cuore
e soppesare la libertà rinnegata
sconterò le vostre unghie avvelenate
nel mare dei delfini dalle palme sulle onde

la meschinità graffia, incide, rovina
lo sguardo lungo porta pazienza e nove mesi di speranza
la terra malata s’incaglia alle dita
le piante del giardino di pietra vanno accarezzate con le mani

non c’è conciliazione tra l’unghia e il palmo
la morbida crosta porterà le cicatrici, sono mie:
le trombe della vittoria presente e invisibile,
figlia del dolce abbraccio di colori nel buio del bosco.

Rdv  30 gennaio 2011

i colori ...

 i colori ... sono le forbici sul foglio vivo della bellezza...

spalle al fuoco

L’ultima cenere

Tra fuoco e luce.
Di spalle al fuoco
di fronte alla luce,
fuggi lontano
avvicinati alla polvere
sii cenere
...non essere legno secco
acqua chiama
aria respira
terra mangia
sii sasso in fondo al mare
foglia arranca l'acciaio
freddo letale
che puoi dire più...
altri mondi, altri corpi,altre anime
Fuoco: "Tutto trasfigura" !!

Rdv 2/1/2011

domenica 4 marzo 2012

parole deboli

Miserabili parole

Siete miserabili  -  polvere nel deserto
insignificanti parole incapaci d’amare
a che mi servite senza nessuna forza
che potete fare contro il silenzio?
Siete così povere che con voi sono senza verbi
non accarezzate e non sapete neppure piangere
tanto meno guadagnate il pane da vivere
al massimo girate per le strade e perdete tempo
ragazzacce senza famiglia e senza destino.
Vi disprezzo perché non sapete confortare l’amore - non sapete tener ferma l’offesa
che dite al dolore: solo parole e alla morte neanche quelle,
mendicate significati dalla realtà ma che uso ne fate
miserabili bugiarde senza un minimo di vergogna.
Credevo in voi un tempo: eravate l’amo da pesca
delle mie innamorate, io agivo al vostro comando,
dite t’amo e io amavo, dite non t’amo e io morivo,
ora invece tacete, vi nascondete dietro il lamento
scivolate dietro la pietre delle case costruite col sudore,
illudete i bambini e tagliate i cuori,
vigliacche, siete le sirene ammalianti degli abissi eterni
basta non v’ascolterò più, mi tappo gli orecchi,
lasciatemi in pace, non ditemi che siete feconde di vita
almeno abbiate il pudore d’andarvene a casa con la coda tra le gambe,
chiamate un momento la lama che mi spela il cuore
come posso impietosirvi o costringervi a seguirmi.
Sono un qualsiasi ignorante: voi mi dominate, mi flagellate
Parole, parole che mi fate scomparire: abbiate pietà
io striscio tutto il giorno e vi maledico
non avete un minimo di presa sulla realtà
non sapete cosa è la vera vita: quella che m’uccide
senza baci, perché a questo serve la bocca
non a parlare ma a baciare, qualche volta a sussurrare
ad ammiccare parole d’amore ad annunziar parole di festa,
invece voi gridate e pretendete, imponete e ponete in essere l’illusione,
fuggo lontano e sto zitto: non mi avrete vivo
Parole vere – non mi avrete morto Parole false.
Verità Amore Realtà: vi ho spiazzate figlie del Silenzio!
Non avete più parole per difendervi e io ne ho per attaccare
soltanto vorrei un po’ di conforto da voi, mi basterebbe …
un po’ di dolcezza – viceversa siete amarezza oceanica
non avete limiti vi manca l’umiltà della notte
Come posso camminare verso la meta senza di voi?
Come posso implorare il mio amore a non abbandonarmi
piango a singhiozzi per vendicarmi di voi, parole vuote
non capite nulla, raccogliete discorsi ed estraniate
la vostra progenie, quella figliastra poetante
ferma di fronte a voi: colei che canta
in voi e per voi e più la sotterrate e più lei cresce rigogliosa,
figlia degenere vostra,  il canto della musa
non potete contenerla: ascoltatela, uditela, fatela entrare in voi
come una sposa dischiusa al suo segreto sottile,
finalmente ditele – come ad avvocata di salvezza – che io
sono qui solo triste abbattuto, senza parole,
senza le mie amiche zingare, senza tamburi di guerra,
aspetto per l’eternità una misera parola di desiderio: e mi basta.  

 Rdv  15/1/2011

non m'arrendo

Sempre qui

Potere   vero!  Dominio sui ventri. Questo cercate.  Cani!
Io mi siedo su tappeti di dolci assenze
mi circondate di libertà  e coltelli avete per mani
arrivate al fondo privato con parole dense.
Che vi manca  -  regine volanti , angeli di cartapesta
raccogliete salvezze di mondi trapassati, plenarie
scoperte  fate sulla pelle di poveri amici silenziosi
ridete, bevete, vomitate promesse d’amori abortiti.
Che posso farvi – padrini del mio cuore, padroni
della mia morte, che posso dire, fare, andare, piangere,
lamento deserti senza orizzonti, dipingo cieli senza stelle
ma voi nessuna pietà della mia carne bruciata d’amore!
Viaggiate girate vedete applaudite volontariate le altrui scapole
affilate lame di cuori - ghiacciati da godimenti virtuali.
Continenti e universi palpate con bracci d’acciaio
io sto qui – sempre – fisso immobile v’aspetto
come sentinella innamorata d’un amico impossibile eppur
accogliente, inavvicinabile faro e castello che t’apre futuri reali.

Rdv 29/12/2010

le catene scelte, e quelle subite

Eppure ... l'eroe è ... il Barbone...

...eppure...il più grande dono ... è proprio la promessa ... e l'adulto più maturo ... è colui che sa piangere e gioire come un bambino... e che "farcela" vuol dire imparare, non a camminare senza l'altro, ma a camminare "sempre grazie" all'altro ... insomma: che la massima libertà e la più grande ricchezza è ... la "mendicanza" ... quella che spinge a cercare oltre l'America ...dove "libertà" non è solo non incatenare e non essere incatenati, ma "lasciarsi incatenare" per libera scelta d'amore... eppure...

vulcani

Mendicante di Vulcani

Rompo aguzzi ghiacci
Nel dormiente fuoco
Che circonda la mia visione,
i tuoi sguardi fissi
sono Leone nell’abisso
artigliato ai tuoi lacci,
che la tanta forza è poco
corro al fumante Vulcano
irruente di flora gorgogliosa
tutto lungo il tuo cosmo
è ora strano, si ferma piano,
stringo nella tua fune
la mano che mi tieni fresca
di brina appesa
ai tuoi occhi blu.

Rdv 5 gennaio 2012

ferma la mano

Mano ferma

Schiere sterminate di desideri
conficchi nella mia vulnerabile carne
alata mimesi di sogni impossibili.
Come roditore d’ogni fortino sei  asfissiante,
prima m’inondi di stoccatine mortali
fai di me corrida d’una folla ubriaca di sentenze
ritorni danzando sui miei giochi di sabbia
innalzi alle vette passioni taglienti tra denti di serpe.
Mordi, bevi, irrori vita notturna sui miei sguardi fissi
al deserto d’ogni promessa - abbandonata
sull’altare del dubbio – gloria di corpi dominati
da frigide passioni  assenti all’arcobaleno del fuoco.
Timoni e ancore hai divelto il primo giorno dell’anno
e  porti e bussole hai svenduto allo speculatore al tramonto.
Mani flebili e gambe immobili hai legato a te
catena abissale ch’anima prosciughi.
Venti e mari e carte e nostromi e occhi di Medusa
tutt’oltre la mente – profezia malata, profumo vile
schiavo del tuo sale mi fai statua arroventata del mattino.
Occhi e petto e corazza del mio fato – mano tesa al pianeta lontano
inginocchiato ai piedi bianchi del tuo abbraccio
carezza lenta del misero affetto mendico:
tengo alta e tesa la parola reale che io voglio sia volontà di te,
questo è il mio forte: chiavistello strappo e apro lucido
dal mio piccolo cuore - finché luce voluta  e braccio teso
tengano testa alla potenza del ferro infuocato
stigmate del tuo  bacio avvelenato. 
  
Rdv 1/1/2011

sabato 3 marzo 2012

non finisce

Senza fine

Ci sono tristezze colme di vuoto
ci sono bicchieri pieni di vuoto
ci sono speranze senza nome
ci sono ricordi con nomi in carne e ossa

ci sono orizzonti lontani, dolcemente invisibili
alzo la mano come a mosca cieca
vorrei le stelle e afferro la brina
corro alla luna, e cado sul marmo splendente

apro con una smorfia la bocca
non escon parole e nessuno bacia più nessuno
ho sciupato la terra e ho ricevuto un resto amaro
quel che m’era caro s’è nascosto sul tetto

conto gli anni le stagioni i minuti
tutt’è fermo a ieri stanco di domani
tengo fermo un pezzo di pane
mi riscaldo alla tazza alle erbe

neppure un lenzuolo m’accarezza
biascico lassù un tocco di timidezza
Il muro è freddo, i volti sono opachi
non ricordo il viso del desiderio,
non mi resta che aspettare il primo soffio di vento.

Rdv 25/1/2011

solo un fiore sta

il fiore solo

giocano sullo sfondo
 i bimbi smemorati
 e non guardano il bacio del tempo
 lassù solitario come biblioteca
 colorata di gioie nascoste.


rdv 3 marzo 2012

sguardo che non si muove

Sguardo immobile


Sono prostrato come brina sulla terra
il mio sguardo è fisso sulle cose
non si muove nessuna mano amica
mi rimane solo osservare il dispiegarsi del tempo,

gli esseri parlanti tacciono
la parola di speranza è muta
la voce amica è assente
da tutti i tetti mi tirano in testa

è inutile correre o gridare al vento
siamo schiacciati dai massi dell’ingordigia
quel che possediamo è polvere
quel che ci manca un labile e inutile ricordo

i nomi del desiderio sono monchi
abbiamo braccia e occhi stanchi
non sappiamo neppure piangere e ridere
dormire sarebbe dolce se i sogni non fossero falsi,

cerco pietà tra fratelli pieni di altezza
racconto le fiabe ai lupi indifferenti
quasi il mondo è incollato all’incolore
che vedo ogni realtà distinta e partecipe

la fronte non si volta al destino
il cuore non batte ai richiami illusori
la pelle è attaccata alla vita senza futuro
eppure io non spero: resisto di fronte allo spettacolo,

metto in scatole di pazienza le forme e gli odori
rincorro le gattine cieche che m’hanno regalato
sono un maggiordomo degli iniqui clienti
non capisco la vittoria dell’ingiusto senza rimorso,

a che servono i discorsi dei sopravvissuti
forse hanno ceduto l’anima – o il giudizio
si sono inginocchiati alla luce fatua degli specchi
si sono scambiati favori assassini di poesia

ramengo spigolo qualche carezza
trovo freddo e nebbia nei volti
quanta artificiosa costruzione di significati
mi mancano le mani di mia madre sul fuoco

salgo tra i giochi e accosto il suo corpo al calore
da allora l’orizzonte è fisso, immobile:
finché reclino il capo e lo innaffio con le dita tue
ospite inarrivabile – motore del mio sguardo.
Rdv 31 gennaio 2011

donna forte

Forte

Sei così forte oltre le Alpi
sei così vulnerabile sulla Pianura di nebbia
sei  la Lacrimosa - assolutamente trafitta
che nulla in terra può scalfire

quando la tastiera mi batteva alle tempie
il tuo volto era come immobile nella pietra
lo ricordo disegnato dalla tua allegra adolescenza
nei cieli ghiacciati d’azzurro navigati dal treno

c’era una lotta mortale tra un duro sorriso
e una coriacea femminilità invincibile
che alcuna parola poteva afferrare
né una carezza stringere al futuro

quelle mani da sposa - che un povero sogna invano
erano tenaglie d’amore incandescenti
che la coperta del tempo ha solo allontanato
e l’acqua dell’eterno ha posto nell’oblio,

com’era alto il tuo sguardo radicato nel ventre antico
mi sentivo bambino abbandonato nella foresta,
che la tua sbriciolata e indifesa anima
toccava l’ombra del pianto assetato – d’un amore a forma di pane,
eri estremamente aperta alle ferite e ai baci – come combattere senza scudo?
stavi lì, fiore di campo, senza le illusioni emancipate – resistevi ai venti
ora sei raccolta in quell’antica bellezza – alto tulipano invidiabile.  

 Rdv 27/1/2011

passione patto poesia

Passione senza Patto è follia onnidivorante, Patto senza Passione è fredda legge, Passione senza Poesia è forza bruta, Poesia senza Passione è Gnosi suicida, Poesia senza Patto è sogno solipsistico, Patto senza Poesia è immobilità della vita. Passione Patto Poesia sono il Melograno, la vita invincibile, che vive d'amore terrestre APERTO all'amore celeste.

siamo fallaci

La morte di un amore è come la morte d'una persona amata.
Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l'hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato.
[Oriana Fallaci, Insciallah]

naufragi

Naufragi

Legati da nulla
solo naufragi sull’orlo
specchiati da vuoti
neppure le zattere s’allacciano.

Naufrago nel “non so"
foglie e ciliegie mi son tappeti
onde, draghi e sirene mi chiudono,
le mie assi sono divelte.

Sussurrano Itaca gli Angeli
sono sordo sono torvo sono in sonno
luci tagliano la notte e corrono
con gli scoiattoli che … tic tac sorridono.

Persi da dove mai siamo
non rimangono rimpianti d’illusione
il tempo è sempre e per sempre Ora
qui non erro: chi c’è c’è -  addio al mondo!

Salite sudate, cime irraggiunte
montagne d’acqua ci sbattono contro,
oh povero tappeto di legno: tu sei qua,
sempre con me, la pelle di me … in attesa.

Rdv   2 giugno 2011

venerdì 2 marzo 2012

La Colombella

La   Colombella  cieca

Vola piccola colomba
ferita e vilipesa
dal cacciatore cieco
ride a bocca piena.
“Un Falco un’Aquila”: lui vende!!
Giù vieni giù volatile incapace
a nulla servi, becchi le serpi.
Dolce colomba tu eri bianca
né penne blu e nere né artigli
né occhi, né nido, solo una sposina.
Splendenti  gocce rosso vermiglio e violetto
Cadono dal cielo piume LILLA.
Tremante colomba che hai fatto?
Il fuciliere prepotente: col suo  mirino di precisione
ora se ne va, non sei neppure un fagiano
la sposina t’aspetta invano
ora le gocce tue sono le sue dagli occhietti, tristi.
Pieghi l’ala sul foro  piccola ingenua colombella.
Gira  Colombella di Pelè
sotto l’incrocio pizzica la porta.
Se puoi: non morire piccola
sei come un ASTRO del cielo
imbevuta di Crema al mandarino.
Lì t’addormenti  - pulcino senza mamma
sogno senza conforto - della tua piccola mogliettina
abbandonata nel nido,
unico trofeo dello sparatore cieco.     

    Rdv 3/1/2011

giovedì 1 marzo 2012

il nulla brucia

Il nulla brucia

Accorrete folli menestrelli dei boschi
portate cascate di fresche promesse,
illudete,  nuvole d’oro, che il giorno
è la notte e che il fuoco non muore.
Le braccia mi porto dentro alla notte
infuoco le stoppie, le serpi e le coorti,
danzo impazzito le nenie ferine
guardo dall’alto città troppo meschine.
Sogni sfumati e baci mai dati
e bacio i sogni che mai ho tropp’ amati,
m’immergo tra scogli mortali e taglienti
pesco orgoglioso spade coi denti.
Libero volo su mari incantati
contemplo orizzonti senza tramonti,
cosa trattiene questa selvaggia
morte e vita e vinta è ogni caccia?
La Circe ferita m’ha bevuto il fiato
nessun consiglio avvisa le membra,
leone in guerra mi faccio da solo
sbrano parole e regole d’oro.
Spiagge circondo da onde create
e il mare e il fuoco fortune man date,
rotolo corpi tra musiche lievi, bevande
mesciate a fiamme ingrandite,
nulla mi fugge che non sia già mio
rimane rovente l’eterno disio. 

 Rdv 20/12/2010

TRADIMENTI

  ... diciamo che non tutti quelli che hai amato ti hanno tradito ma che tutti quelli che ti hanno tradito li hai amati...