sabato 25 febbraio 2012

poesie 6

Tempi forti        Navigo tremende onde contro scogli irsuti.
Non fuggo tempeste e maree, fingo assenze malate
mentre arrampico abissi di stelle
marziano,  di pace io fermo il mare inaridito
oltre il meriggio scorgo piccole case,
scopro carte studiate per divellere  eroi.
Resisto impassibile ai tormenti del vuoto
finché troppa vita non m’addolcisce lo sguardo.
Come farò fratelli ribelli a darvi pane e ciliegie
se prima l’eterno gioco non m’avrà estinto il senso dell’io?
Tengo dritta la mira all’orizzonte calante
Gli ormeggi sicuri conservo da casa, bruciato
da mille coriandoli d’oro che tutta la terra mi presta un tesoro.
E grotte e porti e navi si girano attorno
senza morire ogni giorno, se non di acquietata nostalgia.
Tuona l’amore fresco di notte al cielo bianco
di promesse e attese di te, assenza del bene,
schiavo e padrone neppure mi fingo
lancio al destino monete fasulle, a fronte
di chi suonava la morte, steso sul prato
dei cuori bruciati. Vento e bufere affronto
per te, speranza stordita dai bassi ingarbugli.
M’avanzo strisciando al mio stesso palato
sicuro d’avere per sempre il tuo nome,
ti chiamo mia dama, ossequio la notte
rimbomba a fatica il mio urlo di morte resisto perfino a confini infiniti
e di giochi attendo di nuovo il ritorno ponendo la mano al ritorno dei santi.  
                              Rdv 18/12/2010
Un gioco
Afferro l’orizzonte come fosse un fuscello
inviperito dalla pieghevole presa del tempo,
giro attorno a me stesso preso da giostre
gestite da attori impazziti.
Picchio sulla nuda terra ferita dal nulla
reclamo pane cotto in forni d’amore,
vendo a mercati di nuvole piatti rotti
e ricavo baci avvelenati da sorelle dimenticate.
Vorrei supplire al mio tormento
con carezze limpide di mari tranquilli,
non faccio che ritornare su tracce scavate
tra carni aperte alla pietà d’estranei.
Fisso imperterrito specchi di sabbia
trattengo il vento delle mie arsure,
strappato sono alla terra baciata dagli occhi
secchi di limiti e catene volute.
Prigioniero di bene, vittima assoluta
ombra in piazza segreta di gente, accalcata a sparire,
tra candide offerte mai più ricomposte,
legato io sono tra vostri serpenti
e  affuoco  vorrei coprire il pianeta
disegno a singhiozzo di sdrida incompiute.
Levatevi   o’ madri dai vostri profumi
correte alla resa degl’ eterni doni -
perfette accogliete labbra morenti
cascate di vita gettate gementi.
Rdv 20/12/2010
Verità di pietra.
A chi posso dire il nulla della tua ombra.
Occhi hanno tutti per luci pallide. Le mani sono fredde di loro.
Tu ti ergi viva di forza solerte e domini sopra la città.
S'illudono i realisti, gli attivisti dei sarcofaghi.
Io ingenuo ti seguo. Poso la fronte, mia signora. Sulla tua pietra
Dicembre 2010





















Via  Ventidue primavere
La pagina più bella della terra madre
le primavere che cingevano tra capelli di pece riccia
la donna italiana con dolcezza di crema
che col Principe povero traversava l’Oltralpe di Francia,
quel viso fine e ovale, lo sguardo folle di vitalità – fortissimo per noi
poveri uomini perduti dall’adolescenza
nei Canti Liberi prigionieri della tua fecondità,
eri così ferma e attraente - che nulla ti muoveva lontano dalla notte
del desiderio inevaso, senza neppure una radice di difesa.
Ricordo correvi ridevi senza mai quasi sorridere
come in fotografie futuribili lo fai solo una volta.
Quel velo di tristezza, fiera magnetica indomabile vincitrice
terra femminea d’altri pensieri e sopra i discorsi,
impossibile tenere testa a tanta vita ripetuta
è come ora: ventidue volte giovinezza nei treni sui colli purpurei
d’amore celeste e d’acqua che dà il respiro nella grotta del destino.
Un ferro arroventato il tuo abbraccio, profumo
di rose … ma che serve più! Guarda figlio lassù
tieni la mente in attesa, il cuore sospeso
fidati: quell’amputazione dolorosissima dà salvezza al mondo
bevi la tua morte d’amore e vivrai di gioia pura
correrai di nuovo sull’erba francese senza paura
non perderai la mano calda che ti tiene
non sciuperai baci e spalle della memoria
riprenderai tutto di nuovo: non buttare frattaglie ai porci!
Lascia ch’io contempli il volto vulnerabile trafitto di tenerezza
non c’è bisogno di sopravvivere: giovinezza potente è qui, sappilo! Vivi così.     Rdv  14/1/2011
Visi di marmo
Navigo pigro tra volti di vetro
cerco labbra scolpite dal tempo, ma
trovo rumori e sfilate ingrigite, comode membra
di corpi rappresi, e fisso invisibile gli occhi inumani
e tocco morente le mani di schiavi.
Specchiato nel metro tra freddi  giacigli
ricordo e ritempro canuti consigli.
E fermo la mano sul tempo presente, lucido
figlio d’amore ormai stanco.
M’alzo da dentro e non voglio dormire
risento alla fine il mio viso guarire.
Non resta che spazio d’umana tristezza
guardare i tuoi volti lisciati dal nulla,
confronto e accarezzo i mille lasciati
so anche che voi non ci  avete mai amati.
Mi strappi vulcano lo spirito dentro
sei accanto lo sai all’uomo  vivente,
vedi e pensa quanto ti dono, non fai
che nervosi momenti d’assenza.
Vetri sul fondo, marmi scavati, lasciate
andare via chi vi si trasmette, caldo
assolato coi visi lucenti, voi ferri
annodati su stuoie animali, di
canti maldestri e calcoli urbani.
Poss’ ora io salire tra il mondo, ormai libero -
volto forgiato da pietra remota
 durissimo assolo nei vostri assoluti.                                                         Rdv 18/12/2010
Voglia
Avrei voglia di un sigaro medio cubano,
farei come un chicco di sabbia calda
e mi attorciglierei  sulle strade del colle caro
colmo dei profumi del tuo collo saldo.
Fermo libro fondante è il tuo sguardo
ma lo devo toccare lontano – tra i ghiacci.
Così ora tutto è immobile senza il blu,
mani occhi bracciali sono invenzione
di me – vittima del tuo soffio che m’arde
stordito e inabile all’azione
flebile, pulcino pioettante
mi stendo nell’amaca della tua pelle
ne faccio lenzuola di stazione
in partenza per soli spenti.
Rimane quella voglia assolutamente
circondata da case di pietra e stelle di Natale
addolcita dal tepore del mio cigarillos
testimone del mio assolo di danza.
Rdv 4/1/2011








Volontà

Matrigna t’avii consueta di fronte
pasciuta ordinata borghese eroina,
abissi e galassie ho infranto domani
ti contro, ti alzo, ti lego le mani.
Lotta mortale t’ho fatto da casa
avvolto tra canti e giochi di bimbi,
forte tu sei Voluntas eburnea
amore verace paterna fortezza.
A nulla riesco a ombra incompiuta
t’inganno, ti mostro, ti dico sofismi,
non cedi-  mi prendi, ordito e d’acciaio
so a mente e so a cuore che tu sei vincente.
Mi formi da dentro assolutamente
mi scavi le membra come fossi cemento,
e visi e sapori e vita e beati
materia ci pressa e mai siamo nati.
Guerra illimite fai tra tutt’i mortali
spezzi e rinasci illumini i mali,
oramai sei vicina e libera acclami
petti virili - domini - e alte mani.
Vinco la morte che impera il fiato
strozzo nel gozzo e ben dico il Fato.

Rdv 20/12/2010


Forte
Sei così forte oltre le Alpi
sei così vulnerabile sulla Pianura di nebbia
sei  la Lacrimosa - assolutamente trafitta
che nulla in terra può scalfire

quando la tastiera mi batteva alle tempie
il tuo volto era come immobile nella pietra
lo ricordo disegnato dalla tua allegra adolescenza
nei cieli ghiacciati d’azzurro navigati dal treno

c’era una lotta mortale tra un duro sorriso
e una coriacea femminilità invincibile
che alcuna parola poteva afferrare
né una carezza stringere al futuro

quelle mani da sposa - che un povero sogna invano
erano tenaglie d’amore incandescenti
che la coperta del tempo ha solo allontanato
e l’acqua dell’eterno ha posto nell’oblio,

com’era alto il tuo sguardo radicato nel ventre antico
mi sentivo bambino abbandonato nella foresta,
che la tua sbriciolata e indifesa anima
toccava l’ombra del pianto assetato – d’un amore a forma di pane,
eri estremamente aperta alle ferite e ai baci – come combattere senza scudo?
stavi lì, fiore di campo, senza le illusioni emancipate – resistevi ai venti
ora sei raccolta in quell’antica bellezza – alto tulipano invidiabile.   Rdv 27/1/2011

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