sabato 25 febbraio 2012

poesie 3

Fertilità
T’ho cercata come si cerca la propria ombra
sempre di spalle, e anche ora che ti lambisco
di trequarti – ti perdo in continuazione
schiavo di riflessi fatui e molli d’un vecchio disco.
L’Eterno femminino acclamano i maestri impazziti
scivolano tra carrozze e cavalli parlanti, poveri germanici
non s’avvedono della secchissima sterilità
delle muse ancestrali esperte in panegirici.
Duello mortale tra fioretto e spada:
le donne aguzze e abissali che nessun tiene a bada
e le donne tonde e profonde che tutt’accolgono,
rotolano sul tappeto del tempo tra miagolii e vita.
L’origine abbraccia libera e visibile l’affondo
cresce delineata  e luminosa a tuttotondo,
l’anfratto al contrario t’inciampa il piede insicuro
sasso frapposto fino ad avvinghiarti di mille colpi e morti.
Volti di esseri simili dà i suoi frutti  il suo ventre
sfumate figure incorporee avanzan nella casa vuota le altre.
Il tuo mistero è solo la tua semplice semplicità femminea,
la tua notte è quel dormiveglia nervoso e piovoso
che né promette né mantiene che dolci imitazioni di sagome informi.
Tu chiami accogli delinei affondi tieni – mediti e fiorisci
nominabile e silenziosa forza e vittoria femminile,
dominatrice d’antichi Cesari su basse colline turgide e pruriginose.
Passi assolata di pioggia calda sul mio corpo desertico e assetato
che solo un dono e un rischio rende giardino e frutteto:
questo è dall’inizio donna e compagna, terra fertile e doccia di petali.    Rdv 6/1/2011

Gocce di Forza

Si aprono nell’esistenza
forze sconosciute
che bussano nel silenzio,
chiedono solo poca pazienza

io virtù ho da vendere
al passato  - ora qui taccio
non so più a chi e cosa chiedere
rimango fermo come un’impronta sulla pietra

forse m’arriveranno regali insperati
sarà la volta che io non saprò
né aspettare né chiamare
accoglierò nella mano un sorriso stanco

col  pensiero abbraccio il mio sguardo
quasi per tenerlo saldo
sfumo sui vetri di casa, sono col mio volto
mi riconosco piccolo e vivo

che belli i pranzetti di mamma
i giochi della sorellina -
Pa’ che torna stanco e forte
i miei quaderni profumati.

Tornerò al giorno dei canti.  Lo so.
Riderò tenendomi per mano alla gioia
parlerò dei miei castelli di sabbia
berremo succhi di fiori e baci,

ricorderemo le cicatrici
come si fa coi trofei di vittoria
li mostreremo ai nostri figli
con una luce più limpida – più pura

dall’alto pioveranno carezze
fresche di pioggia primaverile
raccoglieremo ciliegie d’amicizia
ci abbelliremo di fragole di stagione

ancora un po’ compagni di chitarra
e tutto il cielo sarà una sinfonia
di colori e di sangue amoroso
neppure una goccia sarà perduta

torneranno le forze delle rondini
le vedremo da lontano piene di vita
colme di futuro – prima librarsi sui cuori
poi avvolgere felici i volti amati.

Rdv 24/1/2011


Il Ballo di santa Rita
Ci sono scambi magici nella vita
madri e sorelle nostre
che non sappiamo contraccambiare che con coriacea
impassibile ironia maschile.
Quel giorno di santa Rita, al ballo delle vergini
quando le gambe fanno ventidue ad  ogni melodia
ebbene non dimenticherò quei baci
rincorrerò col pensiero stupido dei ragazzi
i contorni del tuo sorriso – le forme delle tue ambizioni
girerò attorno al tuo profumo come un lupo
sfiora l’agnello perduto tra i boschi,
così verrò mendico e impudico al tuo capezzale
quando mi chiamerai – così come io non ti chiamerò
ma ti aspetterò sui piedi del mio letto
per l’ultimo saluto – amica cara nuvola inchiodata
alla volta del mio cielo limpido e addolorato.
Non mi vergognerò della virile e infantile
fronte aggrottata ai miei desideri inespressi,
come un bufalo affronterò il vuoto dell’impossibile
come Ulisse si fece osso aguzzo del gigante
il mio interiore e ventriloquo canto sarà immortale
né nascosto né sfacciato – per una volta
semplice simile all’infante a fine giornata verso il lettone,
ti prometto si: verrò a stringerti fisicamente la mano
lo ripeto e poi lo farò: non dirò no al tuo bacio sulla mia mano,
questo il prezzo dell’amicizia forte: non fuggire la paura
non vendersi al potere – non scivolare sulla debolezza della carne.
I patti son patti figlia mia, la parola è tratta madre mia
le spose raccolgono i fiori-  le amiche seminano
in questo mondo e raccolgono profumi invisibili,
ma nell’altro l’aria colorata prenderà corpo reale:
lo giuro io credo che nulla sarà buttato via
tutto sarà nostro, già tutto è mio nell’azzurro.
Rita attende maggio: la sposa madre innamorata di Paolo
la protettrice di chi alta femminilità partorisce
io immensamente piccolo solo un fiore
porto sotto i Castelli circondati dai libri di poesie
viatici di camminate mattutine sopra scarpe annodate
dal cuoio vivo, impresse da forme risuscitanti di piedi.
Quel giorno di primavera quattro gatti saranno aggiunti
alla tua candida pelle indorata di crema
ti chiamerò donna e sorella – che bellezza
e potenza di gravitazione non toglieranno la spina
anzi la proteggeranno dall’insipido vivacchiare moderno,
io combatterò per la vita, mi prostrerò alla passione
che note e colori velano dietro la carne fertile,
ti ricorderò i giochi innocenti del puro amore
a testa alta, incapace di far male, aperto alla speranza
mi esprimerai un desiderio: conserva
il nostro ballo come un miracolo impossibile: quello
che Rita ha fatto mille volte, trasfiguralo d’incanto
dalle – da donna a donna – infinita dolcezza: lascia che la mia mano l’accarezzi
come s’accarezza l’ultimo compagno di guerra
mentre chiude gl’occhi un’ultima volta.
Ti bacio la fronte e m’addormento su te.    Rdv 16/1/2011
Il nulla brucia
Accorrete folli menestrelli dei boschi
portate cascate di fresche promesse,
illudete,  nuvole d’oro, che il giorno
è la notte e che il fuoco non muore.
Le braccia mi porto dentro alla notte
infuoco le stoppie, le serpi e le coorti,
danzo impazzito le nenie ferine
guardo dall’alto città troppo meschine.
Sogni sfumati e baci mai dati
e bacio i sogni che mai ho tropp’ amati,
m’immergo tra scogli mortali e taglienti
pesco orgoglioso spade coi denti.
Libero volo su mari incantati
contemplo orizzonti senza tramonti,
cosa trattiene questa selvaggia
morte e vita e vinta è ogni caccia?
La Circe ferita m’ha bevuto il fiato
nessun consiglio avvisa le membra,
leone in guerra mi faccio da solo
sbrano parole e regole d’oro.
Spiagge circondo da onde create
e il mare e il fuoco fortune man date,
rotolo corpi tra musiche lievi, bevande
mesciate a fiamme ingrandite,
nulla mi fugge che non sia già mio
rimane arrovente l’eterno disio. 
 Rdv 20/12/2010
Inverno Lento
Leggermente accarezzo la mia tristezza:
è un cuscino morbido come un bacio
tanto che dimentico ogni carezza
e disegno sui muri i sogni dimenticati

salgo e scendo sul mio cuore stanco
attorno ho visi dolci e pallidi
m’aspetto un non so che alla porta
non mi rimane che appoggiare il capo

le mani finalmente non soffrono l’inverno
la veste dorme sulla mia pelle
gli oggetti sono distinti lontani inanimati
sole due parole d’affetto riesco a dire

giro lento nel corridoio del mondo
cerco nel passato qualcosa che fiorisca
guardo i volti simili al mio canto – chiudo gli occhi
la luce è fissa senza sfumature, mi assonna

gioco coi petali invisibili posti in alto
tra le copertine del libro profumato tra i cartoni
una riga lascia il tempo ad una parola ingolfata
oramai dormire è come vivere

chiamo alla mente altri corpi fuggiti da me
non so più che farmene –eppure bruciavo
ora mi basta una mano debole
memore d’antiche battaglie d’amore

non resta che la gratitudine,
nessuno me la toglie: qui so chi m’ama
sento placida la bellezza che non inganna
al punto che un uomo , chissà … verrà

fidarmi di parole dette tra due secoli
sembra un gioco – e non ho forze
i sapori sono tutt’uguali
solo i colori rimangon veri

vorrei tanto correre dietro la corda
prendere la palla – saltare in braccio
ridente al mio papà – lontano
m’insegna l’attesa, il peso, la fatica

gli occhi pesano sul pensiero grigio
qualche leggero spiraglio di primavera
mi tocca limpido fino al fondo fresco del corpo
non è che un momento, pungente, di vita.

Questo posso: lasciarmi andare alla marea
cullarmi fiducioso osservarmi lentamente
dirmi che la musica s’inframmezza di silenzio,
credere che qualcuno mi stia veramente vicino
seppure non so contare altrimenti i veri amici.
RDV 22/1/2011

La Luce spenta

Avete spento il cielo
dell’azzurro avete fatto fango
del bianco avete fatto sangue
le vostre mani sono appiccicose,

non conoscete la parola verace
non fate neppure una briciola di cose giuste
non solo sporcate il viso del Giusto
ma annegate nella vostra invidia,

ho pietà di me al posto vostro
non ho forza per pregare per voi
godete nello spezzare le gambe a un bambino
sparlate tra voi come vecchi amiconi – e v’ingannate

siete tanti siete grigi siete spenti
non toccate il fuoco e non baciate l’acqua
violentate il più vulnerabile
tagliate le radici dell’amico nobile

siete gonfi d’amarezza
siete bassi sotto la vostra ignominia
fate scambio di viscida promessa di rancore -
cosa sia bellezza e fierezza neppure immaginate

come vorrei che il sole vi illuminasse
che l’anima s’aprisse
che la mente allargasse l’orizzonte
che il cuore s’infiammasse d’umanità,

siete piccoli siete miseri siete senza pietà
non v’accorgete d’avere sotto le suole
il viso di esseri delicati – sputate precisi
negli occhi di chi ama e cammina verso la vita.

Non riuscite a vedere non sapete ascoltare
imbrattate il mondo di voci rauche
di gelidi sorrisi immobili in faccia
gioia vera non avete mai provato,

non mi toglierete la felicità d’amare
non mi toglierete la speranza d’abbracciare i padri
non consumerete le mie lacrime inutilmente
mi darete solo forza e luce col vostro odio,

vi ringrazierò in futuro per il male donato
mi avete servito il meglio del disprezzo
ho imparato la pazienza e la rassegnazione
sono pronto per la festa senza fine
già danzo tra mani e piedi in festa
è tutto un’allegria di luce e di fiori
avete spento il chiarore dentro voi stessi
ma avete acceso l’esultanza nel mio corpo,
grazie nemici del cuore – tristi figuri 
posso godere l’esistenza – posso far festa in famiglia.
Rdv 25/1/2011
Libera mente,  morire
Da secoli cerco libertà: è tutt’un’acclamazione
vieni e gira di qua e vai di là
assaggia abbandona e scegli … ma
mi raccomando: non toccare la scelt’altrui.
Sii come vuoi tu solo tu sempre tu:
ma Tu m’ami liberamente,
come poss’io morire Liberamente
se proprio questa Mente libera non è?
Povero somaro, cuore mio
misero Asino, pellaccia mia,
triste assoluto sei, corpo mio tondo d’anoressia.
Da fuori niente mi viene, da dentro ancor meno,
voci visioni sapienze memorie programmi
scivola l’inviluppo pensante come pelliccia nuda.
Oltre è amore – Arché è Amore
qui è finalmente vuoto d’ogni potere,
rimane l’assenza di comandi e controlli
l’intelligenza ascolta e vede
la volontà vuole laggiù quel bene libero,
che perso il limite romantico dietro fumi
è l’orizzonte che ragion lucida vuole.
Così è deciso sorella mia, pelle infuocata di passione ventenne:
io t’ abbraccio al corpo mio incandescente e con te miro
all’abisso del mare fino alla madre d’oceano.
Voglio morire liberamente per te bene d’amore
so che morirò veramente, e sia: libera la Mente
d’ogni illusione, chiamami sotto terra qualsiasi felicità finita
scelgo e voglio amarti:
Amore concreto luminoso e vero
al costo di me al costo del mio cuore
ti vendo cara la pelle, Amore
e t’amo, e vado incontro
alla morte liberaMente
che sia quel che sia, Amore – Principe senza Nome.

Rdv 9/1/2011




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TRADIMENTI

  ... diciamo che non tutti quelli che hai amato ti hanno tradito ma che tutti quelli che ti hanno tradito li hai amati...