sabato 25 febbraio 2012

poesie 1

Senza fine

Ci sono tristezze colme di vuoto
ci sono bicchieri pieni di vuoto
ci sono speranze senza nome
ci sono ricordi con nomi in carne e ossa

ci sono orizzonti lontani, dolcemente invisibili
alzo la mano come a mosca cieca
vorrei le stelle e afferro la brina
corro alla luna, e cado sul marmo splendente

apro con una smorfia la bocca
non escon parole e nessuno bacia più nessuno
ho sciupato la terra e ho ricevuto un resto amaro
quel che m’era caro s’è nascosto sul tetto

conto gli anni le stagioni i minuti
tutt’è fermo a ieri stanco di domani
tengo fermo un pezzo di pane
mi riscaldo alla tazza alle erbe

neppure un lenzuolo m’accarezza
biascico lassù un tocco di timidezza
Il muro è freddo, i volti sono opachi
non ricordo il viso del desiderio,
non mi resta che aspettare il primo soffio di vento.
Rdv 25/1/2011
Affamato di solitudini

Fratelli correte sono affamato
non del pane dei campi, lo sono d’infinite solitudini
di sterminati mondi invisibili, di microscopiche
carezze che mi rinfranchino come olio di mare.
Parlate e dite quelle belle storie al fuoco azzurro
io v’ascolterò mentre sfrenati ballate senza di me
e mi mostrate la fredda allegria comprata con soldi ben contati
vi guarderò finché all’alba sarà spenta l’ultima luce amica.
Non mi troverete vivo sulla poltrona dei vecchi
non mi troverete dormiente o ubriaco di dolciastra tristezza,
no: non troverete più nessuno dietro l’uscio del silenzio
solo violini incendiati e danze assolute di bimbi.
Verrete da lontano e troverete soltanto una foto addormentata
né mani - né occhi – né baci – né volti scavati da amore,
chiederete  come si chiede d’un amore antico e mai avuto
domanderete amicizia e avrete dita unte da possessi morti.
Io sarò fuggito col sogno d’un’altra gioia
Io sarò te – sorella – nello specchio dei tuoi sogni,
cercherai d’afferrarmi e non potrai avere che due mani
che un cuore già pieno d’ogni cosa: povero Aleph  senza Nome.
Come girotondo di braccia alzate alle nuvole
chiamerai il tuo unico amico disperso nei ricordi
lo rimpiangerai tra uno shopping e un’ingrassata
l’avrai perduto d’ogni dove perché è il tuo fardello:
d’amore, fisso sul tuo petto e gettato alle spalle del tuo ego.
Rdv 28/12/2010
Alle spalle mi circondi
Come un agguato nascosto dal dolce guanto
mi volto, mi sfiori, percepisco i contorni.
Il più forte, infuocato di lame
nascosto sotto notizie e valori,
amore, amore ti chiaman al mercato.
Chi ti conosce? Io non ti so. Io ti dico.
Dovunque: pesi, schiacci, frantumi
forse m’annegherai debole giaguaro.
Mari e oceani e bugie. Così mi taci.
Ti sollevo perché m’alzi e mi trascini.
No. Non c’è scampo. M’arrendo. Taccio.
Si dovrei anch’io corteggiarti di giornali
in realtà non ti vedo e tutto abbracci.
Tu quel che dicono “Am…”, non esisti
non vorrei. Da sempre m’attanagli.
Finalmente ti taci. Si: obbedisco.








Anch’io sono morto

Anch’io sono morto con voi il giorno del nostro incontro
voi che sapevate tutte le più scontate leggende della vita.
Anch’io urlavo lamenti di voli sovrani e voi che quaggiù
le menti arroccate, satolle di fumi e grigie visioni.
Che fare a voi che nausee non sono , amici potenti
linguacce d’amore. Sembrate consacri di Leggi montane.
Invece irsuti e sferici volti schiacciate il maldestro
dai cuori rivolti, lasciate nel gelo richiami di bimbe.
Tu, tu sei qui e mi guardi, eppure non vedi il mio volto malato,
neppure accarezzi ideali schiariti. Contrasti sai fare.
Anch’io vado tra i padri piangenti a farti calore dai fatui poteri.
Meschino ti vanto, ti odo, ti acclamo: spietato sei tu, fratello sanato.
Silenzi cocciuti costringi il tuo fido, lacrime stanche gli imprimi infiniti.
Non posso che stendermi in tomba bagnata,
guardarti gioire gemello aridito.
Aspettare il futuro venire vivente, strumento impassibile
d’amore diverso. Finalmente sapremo se anch’io son sotto.
Veramente saprai se sono io il morto.

Rdv 17/12/2010


Asinelli

Siete come madri e come figli cresciuti sul mio petto
leoncini affamati di stelle perdute,
tranquillo allargato ho mente e futuro
portato in consegna da troni di baci.
Fratelli, bambini, paterni rinforzi
non ho detto molto per guadarvi addosso.
Piccoli mondi schiudete al consolo                                                                
la forza del tempo m’avete osannato.
Piedi pesanti mi avete alzato, vegliardo
bruciato da mille illusioni.
V’amo immortale di sogno e di cose, palpate
gettate, nel vespro cantate
portate tra dune e ampie vallate.
Ricordi e promesse che ma v’ ho negate
Soltanto fissate oltre il paese:
quanto è il volere del bene voluto.
Fuggite da voi che vaghi non siete, decisi volate
su terre feconde, di mare di bimbi, di stalle gioconde.
Al fieno, asinelli, ponete il ristoro
vi dissi dal cielo che vi riempirò d’oro.
Rdv 19/12/2010




Basta una volta

Sembrava un vecchia e insolita nenia
alzare la mano e correre al grido: è vero è accaduto:
non sono partito, ferita malata e calma di lago entrambi ci sono,
non c’è più nessuno che fermi le menti, parole lanciate tra
candidi baci. Guardate alleati d’amori spariti,
le mani giganti ci tengono i cuori, credete e tremate
venite con noi.  Non chiudete le orecchie belle
gattine, salite montagne e restate a dormire.
Vedete vi chiamo e nulla guadagno, sentite
canzoni di trepidi in armi e
 sfilate tra i morti che brancolano muti.
Cercate spartiti e iniziate a baciare  le fronti livide
da tiepide labbra. Lo so questa è morte ma questo è il suo prezzo.
Riprendi ti prego a salire con me
sugl’ordinati  e distesi Arcobaleni.

Rdv  16/12/2010






Carne e Ossa
Carne e Ossa: sei una condanna
in te posso respirare vita una volta l’anno.
Il resto è attesa  -  polvere su cui mano passa
assenza di pace, fuoco di morte.
Datemi spade archi coltelli: baciami nel fuoco,
fammi tacere, abbi pietà d’un povero soldato
potessi soltanto sussurrare il tuo amore alle nuvole
invece protesti, scalpiti: non hai più ventanni!
Sei più triste, sei più bella, sei più donna
vorrei correre all’indietro fermare il tempo dei mille baci
imprigionare tutte le discussioni, trattenere nel limbo le illusioni.
Sei forte come Ossa di drago
sei morbida come pelle di cerbiatto.
Canto le tempeste non sedate
piango le lacrime che t’ho nascoste
Ti confesso silenzi di fabbriche abbandonate
ti dono cioccolato amaro, olio d’oblio bugiardo.
Ti combatto uccidendo l’amore mai esistito: assassino di fantasmi
mai è  esistita una verità d’amore, tu eri altra io
ero altro: che sono le parole, non valgono che lampi scomparsi nella notte.
Mare e venti vorresti io mantenessi con parole
stanche: nostromo cieco e potente, abbandonato
in fondo alla stiva, figlia della Signora della solitudine.
Non reggo nuvole nel cuore né  linee forti nella mente
t’assomiglio a nessuna immaginazione
e sono piantato nella terra del tuo sudore
giro col sorriso incompreso attorno
ai tuoi capelli ben tenuti: quanto tempo sprecato
ora so a cosa serve lo spreco della tua bellezza
Sai non soddisfarmi – sai farmi capire il tuo desiderio
d’essere desiderata da uno stupido ignorante.
Con la follia del non senso raccolgo
una goccia – oggi – del mistero
che il mondo degli uomini chiama femminilità,
l’altra faccia di Dio: Chi non vede donna
non arriva a Dio – allo stesso modo
chi non tocca Dio non tocca donna.
Questa è analoghia, ecco lo specchio
l’antico dilemma del quesito della sfinge:
chi è Dio chi è donna?   Senza Lui non so te
senza te non so Lui. E’ avvolto l’interrogativo
del Diverso da noi, insondabile libertà di schiavitù
indicibile schiavitù libera – qui finalmente
l’immenso cammino dei padri e dei fratelli arriva al dunque:
non possiamo ridurre le ossa alla carne
non possiamo polverizzare la carne con le ossa.
Spezzi i cerchi dell’arcobaleno dell’occhio tremulo
ricomponi le mani screpolate sul tuo seno fresco.
Chiamo il mondo e brucio le parole perdute, ti trovo
e ti perdo, scavo nella terra calda lasciata da mia madre
sei pianta dal seme d’amore passato,
ossa inflessibile alle mie indifferenze
carne insanguinata alla mia leggera fuga dall’essere.
M’arrendo alla mia debolezza - assetata del tuo distacco
mi accosto e danzo con chi mi è pari in nobiltà, donna.     Rdv  13/1/2011
La   Colombella  cieca
Vola piccola colomba
ferita e vilipesa
dal cacciatore cieco
ride a bocca piena.
“Un Falco un’Aquila”: lui vende!!
Giù vieni giù volatile incapace
a nulla servi, becchi le serpi.
Dolce colomba tu eri bianca
né penne blu e nere né artigli
né occhi, né nido, solo una sposina.
Splendenti  gocce rosso vermiglio e violetto
Cadono dal cielo piume LILLA.
Tremante colomba che hai fatto?
Il fuciliere prepotente: col suo  mirino di precisione
ora se ne va, non sei neppure un fagiano
la sposina t’aspetta invano
ora le gocce tue sono le sue dagli occhietti, tristi.
Pieghi l’ala sul foro  piccola ingenua colombella.
Gira  Colombella di Pelè
sotto l’incrocio pizzica la porta.
Se puoi: non morire piccola
sei come un ASTRO del cielo
imbevuta di Crema al mandarino.
Lì t’addormenti  - pulcino senza mamma
sogno senza conforto - della tua piccola mogliettina
abbandonata nel nido,
unico trofeo dello sparatore cieco.         Rdv 3/1/2011
Confini Invisibili

Come un filo riflesso nel buio, lungo sentieri  luminosi e cristallini
m’aggiro furtivo e bimbo scuotendo il nemico lontano.
Dove mi riparerò madre se rocce e castelli sono caduti,
con chi correrò la vita se tutti quanti spengono i fuochi.
Ramengo, sbigottito, leggero la grande luce t’ha mandata
Inconsapevole confine del tempo, secolo aperto ai quattro venti.
Uno spicchio insanguinato e l’altra parte melograno di vita
così ti raccolgo dolce nelle mani amiche e pulite. Non fuggire.
Il cielo è di tutti: noi nel Castello, loro nelle foreste intricate
noi forti e sereni e loro nervosi, stanchi e affamati.
Tu, roccia del mare e io scoglio dei monti, mano con mano
giriamo i destini, chiudiamo i portoni e salviamo gli asili.
Com’è virile questo spazio di mattoni rossi e grigi
com’è leggera questa brezza di nemici dispersi.
E canto e godo la Rocca inconcussa, le pareti vive dell’amicizia ripresa.
Restiamo pronti – miei cari compagni – a tenere alta “bandiera di speme”
Guardiamo impassibili il confine smarrito, gli altezzosi di pietre passate
Così nel frattempo rinascon le mura che segnano  casa ancora una volta.
Mentre fuori è tempesta  - vedendo laggiù non scorgo i confini
riprendo i ricordi, riconto i destini, lambicco i motivi.
So solo che ora tutto si gioca, tra steppa e fortino di anime vive.
Non cose di soldi, né roba toccata, parole al riguardo
doniamo ai perdenti: guardate è opportuno
I confini nascosti, i vostri Castelli distrutti dai costi.
Di contro alle nostre, sognate vittorie, felici che siamo dentro ai caldi confini.
Rdv 17/12/2010

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TRADIMENTI

  ... diciamo che non tutti quelli che hai amato ti hanno tradito ma che tutti quelli che ti hanno tradito li hai amati...