sabato 25 febbraio 2012

poesie 2

dedicata a chi tratta col tatto con i libri

Esiliato

Brillano come candele del cuore
le stalattiti del mio destino
aprono le stelle della paura all'illusione
ricerco mendicante di pane mani candide fino
al limite della valle luminosa - dietro al fogliame del dolore,
libri, carezzati dai sogni - trasformerei l'indicibile confino.
rdv mezzanotte 31/12/2010























L’ultima cenere

Tra fuoco e luce.
Di spalle al fuoco
di fronte alla luce,
fuggi lontano
avvicinati alla polvere
sii cenere
...non essere legno secco
acqua chiama
aria respira
terra mangia
sii sasso in fondo al mare
foglia arranca l'acciaio
freddo letale
che puoi dire più...
altri mondi, altri corpi,altre anime
Fuoco: "Tutto trasfigura" !!

Rdv 2/1/2011








No tranne un Si

Dico No alle mille felicità e infinite gioie
come si dice no al veleno buono
come si dice si ai dolori del parto
gridando no e ancora no al piacere della morte.
Questo solo mi dico: devi dire a te stesso No a ciò che non è vita
e devi dire si alla dolorosa e limitata vita che hai di fronte agli occhi.
Di No -  alle affascinanti e ammalianti e  incalcolabili promesse
Di Si  - alla umile umbratile debole sparuta tangibile unica vita.
Possibile dire no a Sirene, a maghe,  a commoventi musiche
e impossibile dire si a piccole voci di bimbi e a piccoli baci di giochi?
Voi  -  voi amici che girate le stelle e le isole sperdute dei mondi paralleli,
Noi  - poveri asinelli della terra  abbiamo un solo tratturo su strapiombi bui.
Tutto è disegnato e immobile: solo noi camminiamo a fatica:
sopra e sotto galassie e ventri  bollenti ci trascinano
in fondo ai vulcani dell’Eldorado della solitudine trasparente.
Un timone di occhi umani – un’àncora di dolce presenza
che altro sappiamo delle viscere dentro di noi:
che l’anima si strappa e il petto si apre in un bacio
memore di luminose e infantili parole d’amore.
Questo mi ripeto mille e mille: No se vuoi Si!
Un solo Si per mille No, mille morti per una vita.
Muori corpo, inabissati anima, chiuditi mano
apriti utero d’amore sponsale, sii l’eterno bimbo del sole!

Rdv 26/12/2010


Dormiente
Nessuno mi troverà più
lo giuro: in fondo alla foresta
nascosto starò dormiente
e se qualcuno alzerà la cresta
io venderò il futuro anche per niente.
importante è che stia senza un pensiero
come un cappello rovesciato
come un’amante mai conosciuta
come un bambino mai partorito
vuoto come un mondo aperto.
Ubriaco di silenzio e senza neppure un sogno
così tintinnante al vento specchiato in cielo
lassù è quel che quaggiù non è,
non m’illudo sia meglio – non m’illudo.
Navigo a vista tra le mie paure
quella di prender baci al polo nord
dove i baci non son infuocati e le carezze tagliano.
Chi mi cerca non mi trova:
camminate nel bosco, scovatemi
non mi coglierete in fallo
io dormirò e più mi sveglierò
orfani sarete del cerbiatto orfano
nella zampina un fiore:
era per chi l’avesse scoperto,
ma è tardi – fa troppo freddo
non rimane che lasciarlo dormire, ancora per un po’.  Rdv 3/1/2011
Due colonne
Due colonne mi reggono contro satana
padre mio e donna mia
fin da piccolo ho cercato di sfuggire all’uno
ma l’altro mi ha portato sempre da quello abbandonato.
Nel tempo delle insincere Rivoluzioni
i Compagni imponevano: No al mio - No alla mia.
Più ridicolizzavano l’uno - più sbriciolavano l’altro
e più avevo nostalgia assoluta dell’uno e dell’altro.
Amavo senza fondamento – desideravo senza appartenenza.
Finché, padre e donna, dal Padre e dalla Donna
m’hanno fatto chiamare e salvare.
Così ho ritrovano finalmente il padre mio e la donna mia,
l’oceano femminino e il K2 mascolino.
Senza vergogna ora dico: Mio – Mia – tu mio – tu mia.
Certo satana profondamente desidera:
di nessuno  -  di tutti – per nessuno - privo di tutti.
Lotta la carne materna, la luce paterna, il profumo di giglio
che Penelope vende sulla piazza con Telemaco,
ma venti e bufere e chiacchiere e piaceri e utopie
nulla possono contro il nostro carnale corporeo amore lotta gioco celeste.
Il mondo sul padre è fondato, la terra sulla donna partorisce
Ulisse a Itaca torna vecchio, stanco e vittorioso di vendetta,
l’ulivo e il melograno si danno la mano all’Origine e al Termine del destino.
Vita nascente, baci umili, ceci, frittelle e presepi:
incenso apocalittico è donna mia, fortezza inespugnabile padre mio,
dolce canto dalla terra dei padri - i pastori in transumanza
hai preparato - all’amore vero che è soltanto invincibile costanza.
Rdv  8/1/2010
Duro lavoro

Ogni sasso ho contato, ogni pietra ho alzato,
mille mondi ho trattenuto per non dormire.
Come una pelle tirata dal cacciatore e pretesa dall’orso
così la mia anima è piegata sui miei desideri.
Come posso mostrarti il mio fuoco se ti nascondi,
come posso ficcarti parole se le orecchie ti copri?
Almeno lascia lo sguardo ingannato fermo su mio tempio.
Dal passato ci sono, dal futuro ci sono. Ecco -  vedimi. Sono.
Durissimo è il tornare al tuo cuore, incrostato di carriere,
incassonato nei modi e tempi del morire comune.
E io t’invito angelo bello: esci dal nulla e canta al sole
Ricorda …  correvi sul prato e sognavi e ridevi,
e non coprivi di oblio i tuoi baci di bimbo.

Rdv 16/12/2010








Eco
Addormentato nel  fragore
della nebbia partorita dal mio cuore
mi trastullo tra onde di parole
ingenuamente lasciate sole,
sussurro alla parete amara
della nuda cartacea burocrazia
quanto il suo ascoltare è cosa cara
ma cosa troppo distante – pietrosa malattia
d’un’illusione tremebonda
che esclude il suono e il tempo,
d’ogni piacere mi monda
sbriciola assente la mia mente
m’elemosina tra la gente
durezze e ambizioni senza miele,
odo rimbombante l’Eco
del tuo cuore nascosto a me
che vorrei fosse solo un gioco:
no , mai aspiro che sia altro…
dichiaro da ragioniere: né ma né se
mi canto e scaravento contro i poveri muri
la voce di una poesia di cui non ti curi
che è realtà di sangue lilla – bacio di piume e d’istinto.
Attorno un grido che ritorna forte
Fino alla morte - fin che è morte,
lui dice, parla, recita parole: non sa scriverne che su carne viva,
tamburo di quell’eco vivente che ora più non tace – nel fondo d’ogni sonno.    Rdv 4/1/2011

Femminilità fraterna
Sembra un gioco di scambi paradossali
Dire sorella e dire donna
quando la realtà stessa è già duplice: fratello e sorella
femmina e maschio – cos’è fraterna femminilità?
L’uno – ma non dico quale – è forza posta nel profondo
dell’oceano, fondamento su cui è posta la terra,
l’altro – l’uno forse rimanda al proprio gemello – è se stessi
raccolti nella cura della battaglia, scudo al mio arco
spada a due tagli, freccia che ci uccide insieme - sulla soglia della patria.
Eppure questo è vivere veramente, spazzando
come neve al sole le nuvole dolci del tramonto onirico.
Vivere nascere combattere danzare morire amare
in un limite in cui tu non sei me e viceversa
e in questo guardarsi innominabile cominciare a conoscere te e me
È la femminilità nascosta – è questo camminare
allo stesso passo per vie parallele - è la tua fratellanza uomo.
Sorella, quindi donna: è oltre che bellezza – allo stesso è per “io sono”.
Vera bellezza fisica carnale e tuttavia oltre e ancor più.
Cosa è più grande: vittorioso solitario - come statua d’amore
di questa fraternità femminea, scultorea, terrificante
umile semplice nel suo fascino invincibile e naturale. C’è altra bellezza?
Donna: colei che coglie la virile forma della comprensione tutta.
Sorella: colei che vede la cima lontana con lo stesso – diverso - occhio,
se accosti vedrai il potere inavvicinabile della luce reale
nascere e librarsi illimitatamente amabile nel suono accomunante,
sguardo di un cerbiatto che è quel cervo che tanto ti strappò l’anima da sempre.   
Rdv 10/1/2011

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  ... diciamo che non tutti quelli che hai amato ti hanno tradito ma che tutti quelli che ti hanno tradito li hai amati...