Miserabili parole
Siete miserabili - polvere nel deserto
insignificanti parole incapaci d’amare
a che mi servite senza nessuna forza
che potete fare contro il silenzio?
Siete così povere che con voi sono senza verbi
non accarezzate e non sapete neppure piangere
tanto meno guadagnate il pane da vivere
al massimo girate per le strade e perdete tempo
ragazzacce senza famiglia e senza destino.
Vi disprezzo perché non sapete confortare l’amore - non sapete tener ferma l’offesa
che dite al dolore: solo parole e alla morte neanche quelle,
mendicate significati dalla realtà ma che uso ne fate
miserabili bugiarde senza un minimo di vergogna.
Credevo in voi un tempo: eravate l’amo da pesca
delle mie innamorate, io agivo al vostro comando,
dite t’amo e io amavo, dite non t’amo e io morivo,
ora invece tacete, vi nascondete dietro il lamento
scivolate dietro la pietre delle case costruite col sudore,
illudete i bambini e tagliate i cuori,
vigliacche, siete le sirene ammalianti degli abissi eterni
basta non v’ascolterò più, mi tappo gli orecchi,
lasciatemi in pace, non ditemi che siete feconde di vita
almeno abbiate il pudore d’andarvene a casa con la coda tra le gambe,
chiamate un momento la lama che mi spela il cuore
come posso impietosirvi o costringervi a seguirmi.
Sono un qualsiasi ignorante: voi mi dominate, mi flagellate
Parole, parole che mi fate scomparire: abbiate pietà
io striscio tutto il giorno e vi maledico
non avete un minimo di presa sulla realtà
non sapete cosa è la vera vita: quella che m’uccide
senza baci, perché a questo serve la bocca
non a parlare ma a baciare, qualche volta a sussurrare
ad ammiccare parole d’amore ad annunziar parole di festa,
invece voi gridate e pretendete, imponete e ponete in essere l’illusione,
fuggo lontano e sto zitto: non mi avrete vivo
Parole vere – non mi avrete morto Parole false.
Verità Amore Realtà: vi ho spiazzate figlie del Silenzio!
Non avete più parole per difendervi e io ne ho per attaccare
soltanto vorrei un po’ di conforto da voi, mi basterebbe …
un po’ di dolcezza – viceversa siete amarezza oceanica
non avete limiti vi manca l’umiltà della notte
Come posso camminare verso la meta senza di voi?
Come posso implorare il mio amore a non abbandonarmi
piango a singhiozzi per vendicarmi di voi, parole vuote
non capite nulla, raccogliete discorsi ed estraniate
la vostra progenie, quella figliastra poetante
ferma di fronte a voi: colei che canta
in voi e per voi e più la sotterrate e più lei cresce rigogliosa,
figlia degenere vostra, il canto della musa
non potete contenerla: ascoltatela, uditela, fatela entrare in voi
come una sposa dischiusa al suo segreto sottile,
finalmente ditele – come ad avvocata di salvezza – che io
sono qui solo triste abbattuto, senza parole,
senza le mie amiche zingare, senza tamburi di guerra,
aspetto per l’eternità una misera parola di desiderio: e mi basta.
Rdv 15/1/2011
Nessun commento:
Posta un commento