Terra bagnata
T’ho cercata come si cerca la propria ombra
sempre di spalle, e anche ora che ti lambisco
di trequarti – ti perdo in continuazione
schiavo di riflessi fatui e molli d’un vecchio disco.
L’Eterno femminino acclamano i maestri impazziti
scivolano tra carrozze e cavalli parlanti, poveri germanici
non s’avvedono della secchissima sterilità
delle muse ancestrali esperte in panegirici.
Duello mortale tra fioretto e spada:
le donne aguzze e abissali che nessun tiene a bada
e le donne tonde e profonde che tutt’accolgono,
rotolano sul tappeto del tempo tra miagolii e vita.
L’origine abbraccia libera e visibile l’affondo
cresce delineata e luminosa a tuttotondo,
l’anfratto al contrario t’inciampa il piede insicuro
sasso frapposto fino ad avvinghiarti di mille colpi e morti.
Volti di esseri simili dà i suoi frutti il suo ventre
sfumate figure incorporee avanzan nella casa vuota le altre.
Il tuo mistero è solo la tua semplice semplicità femminea,
la tua notte è quel dormiveglia nervoso e piovoso
che né promette né mantiene che dolci imitazioni di sagome informi.
Tu chiami accogli delinei affondi tieni – mediti e fiorisci
nominabile e silenziosa forza e vittoria femminile,
dominatrice d’antichi Cesari su basse colline turgide e pruriginose.
Passi assolata di pioggia calda sul mio corpo desertico e assetato
che solo un dono e un rischio rende giardino e frutteto:
questo è dall’inizio donna e compagna, terra fertile e doccia di petali.
Rdv 6/1/2011
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