lunedì 18 giugno 2012

spina di luce

Spina di luce 

Eri come uno specchio
incastonato nel buio della notte
ricordo la forza di quel volto
faceva mondo a sé – un’isola
si: una dolce e tagliente solitudine
unita a tanti fiori e a mille complimenti
tondo quel viso il cielo avvolgeva
ogni rilievo era vivo disegnato distinto autosufficiente
si poteva solo toccarlo d’insieme
gli occhi le palpebre le labbra
ogni sogno era al suo posto: perfetto
la fronte ferma da bimba, le mani implacabili
lo sguardo di ferro così femmineo da cerbiatto,
quella luna si specchiava ferendo il cuore
la luce dei baci attraversava ogni difesa
era impossibile vincere e dominare
rimaneva solo fuggire lontano, perdersi nell’oblio,
stupido, ingenuo, allocco, che femmina testarda …
Oramai la nebbia ha separato i mondi
tuttavia lo splendore dei sensi s’è trasfigurato
amaro, amarissimo nella bocca infuocata
correvamo per quei colli francesi, nei treni, nei cortili milanesi,
le scarpe, le vesti ricamate, una classe sconosciuta,
oh com’era vulnerabile quella giovane crema francese
la vedo ancora intatta come allora – ancora più vulnerabile.
Mai lava fu più libera di sciogliere ogni ghiaccio,
interi eserciti poterono soccombere
poveri soldatini provinciali, il mistero vi sfugge,
l’assenza, l’impresenza fisica, il silenzio,
chiodi appuntiti e dritti nella mente, caverne nel cuore,
anche gli orecchi i polpastrelli le spade dialettiche,
non posso non tenere tutto qui dentro le viscere
sinolo di madre gravida e padre paziente,
come dimenticare quel volto di margherita bianca,
quel lago di fuoco stellare, quegl’artigli invincibili,
ho un angelo graziaddio che mi protegge da riverberi
di sole e da passione mortale, e mi vela l’abisso del mare,
come un piccolo cavaliere medievale t’ossequio regina,
vivo d’altre galassie, ti mando effluvi di vita,
invoco le cime e gli oceani del cielo su quel volto,
impresso come candida stigmate sulle membra ventenni,
scrivo di getto un sussurro di gratitudine,
mi nascondo al tempo e turlupino lo spazio,
giro attorno ai tuoi giochi, al tondo viso di luna,
ecco: “un tondo lago in cui la luna si distende”,
questo t’auguro mistero di donna,
sappi d’allora una figlia nerostellata ti schermò,
e tu dono di Maria m’eri veramente un Astro sull’azzurro di Francia,
non temere più, i valori hai segnato d’incanto,
nulla è perduto, a ognuno il suo dono di croce,
che l’Altissimo sommerga il tuo cuore.

rosario del vecchio 24 febbraio 2011

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